Cinointerviste: Lorenza e Fola, soccorso cinofilo per la protezione civile

Iniziamo l’anno nuovo intervistando Lorenza, volontaria presso la Protezione Civile con Fola, splendida e vivace femmina di lagotto romagnolo.

“Iniziamo con una domanda generale: che cos’è la protezione civile e di che cosa si occupa?

La Protezione Civile nasce dalla volontà dei cittadini di riunirsi e rendersi utili per scopi sociali e di supporto alla popolazione. Il suo compito principale è di previsione e prevenzione delle situazioni di disagio che si possono verificare nella Nazione in cui opera (sia calamità naturali, che causate dall’uomo).
Per questo motivo, negli anni, la Protezione Civile ha creato diverse “specializzazioni” che hanno tutte l’obiettivo di essere di supporto ai cittadini sia nelle situazioni di “emergenza” che di informazione e formazione per prevenire al meglio gli effetti collaterali che si possono verificare in caso di calamità.

Che cosa ti ha spinto a voler entrare a far parte della protezione civile?

Entrare in Protezione Civile è stata più una conseguenza che una causa, mi spiego. Sono Abruzzese e gli eventi iniziati alla fine del 2008 hanno scatenato in me numerose riflessioni sul senso civico e l’utilità sociale. Non nego che il processo di maturazione è stato lento, fino a quando ho realizzato di poter sfruttare la mia più grande passione, l’addestramento cinofilo, per l’utilità sociale. Dopo essere diventata addestratrice ENCI ho raccolto tutte le informazioni che potevo sulla ricerca e soccorso di persone scomparse e tra le varie organizzazioni disponibili, quella più a “misura di cittadino” era la Protezione Civile.

Quali sono le procedure per entrare a farne parte?

Entrare nella Protezione Civile è piuttosto semplice, bisogna per prima cosa trovare un’associazione di volontariato già nel sistema di Protezione Civile. Esistono due categorie di associazioni: i gruppi comunali, che sono direttamente gestiti dai comuni e le associazioni create da privati cittadini, che potrebbero comunque avere dei legami con il comune di appartenenza, ma non sono obbligate a farlo. La differenza tra i due è che, di solito, le associazioni possono avere un regolamento più “definito” in merito a tempi di prova e attività da sostenere. Il passo successivo, sia che si scelga un gruppo comunale che un’associazione, è di sostenere il corso base teorico/pratico (ne esistono varie versioni, sia in formula weekend che serale e da quest’anno il Dipartimento sta cercando di creare un portale per poter fare la parte teorica persino online) che prevede un esame finale. Di solito l’iscrizione viene fatta direttamente tramite la propria associazione di appartenenza. Una volta superato l’esame, si diventa volontari a tutti gli effetti e si potrà scegliere il percorso di specializzazione che più ci rappresenta.

Quali sono i consigli che vorresti dare a chi si avvicina al mondo della protezione civile per la prima volta?

    Prima di tutto consiglierei a chi si avvicina a questo mondo di riflettere molto su cosa è disposto a dare.
    La Protezione Civile permette di essere utili a livelli diversi, quindi tutti possiamo dare il nostro contributo, a patto di essere consapevoli di quello che possiamo offrire.
    Se il tempo che possiamo mettere a disposizione delle altre persone e della nostra formazione è poco, è meglio optare per settori “generici” e magari in linea con quanto già facciamo nel privato. I logistici, la cucina, gli addetti TLC e i supporti sono figure indispensabili per il funzionamento del Sistema, servono in gran numero e riescono spesso ad essere efficienti senza dover investire grande tempo in formazione, perché sfruttano le competenze professionali già acquisite nella propria vita.
    Se invece la nostra volontà è di entrare in Protezione Civile per far parte di una specializzazione ben definita, allora dobbiamo renderci conto che si tratta di un vero e proprio lavoro, che richiede quindi un costante investimento di tempo, risorse personali e talvolta anche economiche, necessarie a renderci professionali durante il nostro servizio alla cittadinanza.
    Vi porto il mio esempio, io ho deciso di entrare a far parte delle Unità Cinofile da Ricerca e Soccorso di persone scomparse nelle specializzazioni di superficie e catastrofe. Far parte di questa specializzazione vuol dire decidere di condividere la propria vita con un cane da lavoro e di provvedere alla sua salute e al suo addestramento in prima persona, oltre che alla formazione anche per me stessa, per poter arrivare ad essere un binomio utile nelle situazioni di emergenza. Noi ci alleniamo almeno 3 volte a settimana al campo e i restanti giorni proseguiamo le attività nell’ambiente domestico, senza tener conto delle condizioni meteo o della stagione e dovendo far combaciare le nostre attività con la vita privata. Gli addestramenti richiedono spesso di spostarsi sul territorio per poter affrontare ambienti differenti e le diverse situazioni in cui potremmo trovarci in caso di emergenza, per questa ragione spesso bisogna organizzarsi con un mezzo proprio per gli spostamenti, sostenendo tutte le spese del caso per l’attività. Oltre a questo, maggiore è la nostra volontà di professionalizzarci nel settore e maggiori dovranno essere gli investimenti in termini di formazione (stage, corsi, esercitazioni, e così via).
    Come avrete sicuramente capito, riflettere su cosa si è disposti ad investire per essere parte della Protezione Civile è sicuramente il punto di partenza per l’inizio di una grande avventura!

    Cosa pensi di coloro che si iscrivono ai corsi della protezione civile solo per “farsi addestrare il cane gratis”?

    Posso non commentare? Scherzo!
    Esistono alcune associazioni che offrono questo servizio e chiedono in cambio all’aspirante volontario di entrare in associazione in una settore generico (ad esempio logistico o di supporto), quindi in un certo senso l’addestramento del cane è ricompensato dal tempo che il volontario dedica all’associazione.
    Secondo me ci sono da fare, però, due ragionamenti molto importanti:
    1. Gli istruttori cinofili da soccorso sono specialisti, quindi potrebbero non essere utili all’addestramento di un cane che ha esigenze differenti (educazione di base o alla vita in famiglia)
    2. Il volontario che entra in associazione con questo obiettivo deve essere trasparente nel comunicarlo, poiché trovarsi in mezzo agli addestramenti specifici per i binomi in formazione da soccorso è altamente stressante e, se non è la sua volontà, si sentirà scoraggiato in fretta dalla mole di lavoro e il rischio è sempre di perdere tempo prezioso per sé e per gli altri (istruttori, figuranti, altri volontari in formazione) e, soprattutto, per il cane!

    Tanto allenamento fisico e mentale, sacrifici e un continuo mettersi in gioco con se stessi e con il proprio cane. A meno che uno non sia masochista, le cose positive devono essere molte oppure solo una ma decisamente soddisfacente. Qual è la tua motivazione?

    La motivazione più grande è vedere i progressi che i binomi fanno durante gli addestramenti. La soddisfazione di partire con un cucciolo, seguire tutta la formazione fino a farlo diventare operativo e fidarsi ciecamente dei segnali che ci comunica durante una ricerca, ripaga da tutti i sacrifici fatti nel percorso.
    In un gruppo cinofilo, ci si confronta e si collabora tutti per far crescere tutti gli elementi, sia umani che cani, quindi i successi di un binomio sono in realtà i successi del lavoro ben fatto di un intero gruppo!

    Cosa vuol dire essere “operativi”?

    Per la specializzazione che ho scelto di intraprendere, occorre fare una precisazione.
    Oggi c’è una gran confusione su quali cani possono operare nelle diverse situazioni. Esistono diversi tipi di organizzazioni che si avvalgono delle unità cinofile per la ricerca di persone scomparse (UCIS, ANC, Soccorso Alpino, …) e ognuna di loro ha diversi accordi a livello territoriale/nazionale con il Dipartimento su tempi e modi d’intervento. Quindi, in base all’organizzazione di cui farete parte, vi spiegheranno quali saranno le modalità d’ingaggio per voi.
    In generale però, posso darvi un’idea di cosa voglia dire essere “operativi”. Semplificando, vuol dire arrivare nella condizione in cui il binomio cane/conduttore ha raggiunto un livello tale di formazione da poter intervenire in una reale situazione di emergenza e avere la responsabilità di dichiarare alle forze dell’ordine che la zona che gli è stata assegnata è stata “bonificata”. Questo vuol dire quindi avere la consapevolezza dei mezzi propri e del proprio cane di dichiarare che nella zona di ricerca sono/non sono presenti dispersi e quindi di poter utilizzare le risorse per proseguire le ricerche altrove.
    Vien da sé capire quanta responsabilità porti la definizione di “operativo”.

    Camilla Dal Ponte - Educatore Cinofilo Enci / Master Allevatore ENCI

    Collaboro con gli allevatori aiutandoli nella quotidiana gestione dei loro allevamenti. Questo mi permette di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e di mettere in pratica ciò che ho precedentemente studiato. In questo Blog documento il mio percorso, sperando che possa tornare utile anche a voi.