Sheena

Sheena è arrivata in Italia dalla Romania tramite l’associazione Save the dogs and other animals. Quando l’abbiamo adottata si trovava al Rifugio Fidoamico di Roncade, ora spostatosi a Ormelle, sempre in provincia di Treviso.

So che per ogni cinofilo il proprio cane o i propri cani hanno sempre qualcosa di speciale, ed è giusto e meraviglioso che sia così. Ecco, Sheena per me ha quel qualcosa in più che la rende diversa e unica. È uno di quei cani a cui molti cinofili sportivi attribuirebbero degli epiteti poco lusinghieri. E quasi quasi erano riusciti pure a convincere me.

Ci ho messo molto per capire veramente chi è Sheena, al di là di tutta una serie di preconcetti che la cinofilia ci impone. Sheena è nata libera. Poi è stata trovata e portata in canile. Ciò che non è necessario alla sopravvivenza, per lei non è veramente degno di nota. Niente andar su e giù come una rimbambita (scusa Naily) a rincorrere senza sosta una pallina, sprecando energie preziose che potrebbero essere utilizzate in modo più profiquo; il tira e molla ha senso solo quando serve ad insegnare qualcosa ad un cucciolo o ad un’altro cane che sta facendo lo sbruffone, e tricks vari vengono eseguiti unicamente con lo scopo opportunistico di beccarsi il boccone.

È solo quando ho iniziato a lasciarla andare, che lei mi si è letteralmente appiccicata addosso.
Liberata da richieste per lei inutili (e che invece per un cane come Naily sono spesso interessanti, e ancora ci divertiamo insieme con palline, trecce ed esercizietti vari) si è trasformata.

Con lei ho capito quanto sia importante adattarsi al cane che si ha di fronte, perché ciò che per uno può essere estremamente valido, per un altro può essere deleterio. Ho capito anche quanto per alcuni individui la libertà sia fondamentale, e spesso l’unico modo per farli sentire veramente parte di un gruppo collaborativo (sembra un controsenso, né?).

È difficile spiegare a parole quanto Sheena mi abbia insegnato, sia di applicabile nel mio lavoro, sia nella vita di tutti i giorni. E di sicuro non finirò mai di imparare, soprattutto con lei.
Due cose sono certe. La prima è che odio e continuerò a odiare quella sua espressione da “ti avevo detto che dovevamo andare da quell’altra parte” quando siamo in passeggiata.
E la seconda è che lei, pur amando la sua libertà, non può rinunciare assolutamente al suo posto sul divano.

Ah, non fate salire i cani sul divano, che poi crederanno di essere loro i capobranco.